
Signor Presidente,
è per me un immenso onore poter esprimere i sentimenti di caloroso ossequio al Capo dello Stato e di porgergli l'omaggio convinto e sentito di tutti i membri della comunità universitaria della Basilicata, i Docenti, il Personale tecnico e amministrativo, gli Studenti.
Ed è con vivo piacere che porgo il benvenuto alle Autorità qui presenti, così come a tutti coloro che hanno voluto accoglierLa con la loro presenza nell’aula magna dell’Università, in comunicazione audio-video con questa sala.
Porgo un saluto particolare al Senatore a vita Emilio Colombo, al quale ho il piacere di offrire la presidenza onoraria di questo seminario, invitandolo ad esprimere le considerazioni introduttive prima di ogni altro intervento.
Signor Presidente, vivo oggi un singolare privilegio ricevendo la Sua visita, dopo soli sedici giorni dalla mia nomina, resasi necessaria per l’improvvisa e prematura scomparsa del mio predecessore, Prof. Antonio Mario Tamburro, che più meritevolmente avrebbe rappresentato, in questo momento, la nostra comunità.
Signor Presidente, Lei è il garante dell'unità e dell'indissolubilità del nostro paese e pertanto la Sua visita in Basilicata riveste un alto valore simbolico, in un momento in cui il sistema economico-produttivo nazionale sta sempre più evidenziando l’emergere di una preoccupante fase recessiva, accompagnata da una drastica riduzione della capacità di spesa delle famiglie, con un ulteriore impatto sulle attività commerciali e dei servizi.
La crisi economica internazionale ha certamente pesato in maniera ancora più forte nel contesto delle regioni meridionali che non hanno ancora sviluppato una capacità strutturale per poter promuovere e sostenere le dinamiche di sviluppo locale.
Ciò che complessivamente emerge è un quadro di difficoltà economica e competitiva del nostro Paese in generale e delle regioni meridionali in particolare. In questo ambito assume grande importanza svolgere delle riflessioni di politica strategica sui fattori che possono consentire di intraprendere una nuova stagione di sviluppo e di poter svolgere anche un ruolo catalizzante delle dinamiche di riscatto economico-produttivo del Meridione. Occorre guardare al futuro e comprendere quali siano le dimensioni che potranno consentire di promuovere e sostenere i processi di creazione del valore a livello locale. In tale direzione certamente un ruolo fondamentale è giocato e sarà sempre più giocato dall’Università e dai centri di ricerca. Questi rappresentano, sebbene non da soli, i motori per la costruzione di territori intelligenti, cioè di territori che sono in grado di far leva sulla conoscenza come fattore strategico fondamentale per alimentare lo sviluppo delle imprese, delle organizzazioni pubbliche e del tessuto socio-culturale.
Nell’attuale economia globalizzata della conoscenza le dinamiche di sviluppo delle organizzazioni e dei sistemi territoriali si basano sulla valorizzazione delle risorse intangibili e cognitive da integrare in modo sinergico con le infrastrutture tangibili. La dotazione di risorse strutturali e finanziarie non è da sola in grado di garantire l’attivazione di circoli virtuosi di crescita economica. Certamente la disponibilità di risorse finanziarie così come delle infrastrutture tangibili è una condizione necessaria imprescindibile, ma non è una condizione sufficiente per garantire uno sviluppo sostenibile. Nel nuovo millennio le dinamiche di sviluppo economico saranno sempre più guidate da quei territori che riusciranno a sviluppare un’intelligenza di sistema e a operare in virtù di questa intelligenza. Ciò pone grande importanza alla capacità di sviluppo del capitale intellettuale di una regione, nelle sue dimensioni fondamentali di capitale umano, capitale relazione, e di capitale innovativo.
L’Università e i centri di ricerca sono i luoghi privilegiati nei quali il capitale intellettuale di un sistema territoriale viene sviluppato e trasferito. In particolare, l’Università della Basilicata sin dalla sua istituzione nel 1982 ha certamente rappresentato un punto di riferimento per le dinamiche di crescita della Regione Basilicata alimentando lo sviluppo di processi cognitivi e di creazione del capitale intellettuale regionale.
L’Università della Basilicata contribuisce allo sviluppo del capitale umano attraverso l’erogazione dei corsi di laurea, di laurea magistrale, di master e di dottorato di ricerca. La formazione dei nostri studenti è volta a garantire uno sviluppo di competenze professionali e scientifiche che consentano una collocazione dei laureati a livello sia regionale che nazionale ed internazionale. A questo si aggiunge un forte impegno nell’offerta di corsi ed iniziative volte al trasferimento di saperi specialistici e culturali che sostengano l’apprendimento continuo lungo tutta la vita degli individui e delle comunità sociali.
Sul fronte dello sviluppo del capitale relazione, grande attenzione è da sempre posta alla promozione e alla creazione di reti ‘corte’ e di reti ‘lunghe’. Le reti ‘corte’ coincidono con il fitto sistema di relazioni che l’ateneo lucano ha costruito sul territorio regionale con le istituzioni, con le rappresentanze di categoria, con gli altri centri di ricerca, e più in generale con le famiglie. Le reti ‘lunghe’ oltre a coinvolgere le relazioni con gli attori di altre regioni italiane, sono volte a proiettare il sistema lucano nella dimensione internazionale. Questo garantisce una connessione tra la dimensione globale con quella locale, sostenendo la generazione e l’acquisizione di conoscenza e facilitando i processi di osmosi cognitiva tra il territorio regionale e il sistema della ricerca scientifica globale.
Infine, dal punto di vista della costruzione del capitale innovativo, l’Università della Basilicata è impegnata in un’intensa attività scientifica e di trasferimento tecnologico. Le attività di ricerca condotte presso i diversi dipartimenti, con il contributo fondamentale dei dottori di ricerca e degli assegnisti di ricerca, in collaborazione sia con gli enti regionali che con le strutture nazionali ed internazionali, sostengono la produzione e il trasferimento di conoscenza che intende favorire l’attivazione di dinamiche innovative di prodotto e di processo.
Nel tentativo di sintetizzare il contributo dell’Università della Basilicata ai processi di innovazione e sviluppo, sembra importante evidenziare il ruolo giocato dall’ateneo lucano:
- come banca dati di conoscenze ed informazioni scientifiche, supportata da un sistema di relazioni che dall’ateneo lucano si espandono al sistema delle università nazionali ed internazionali;
- come nodo di accesso e di consultazione della conoscenza globale, grazie all’insieme delle relazioni di ricerca accademica che l’università crea o potenzialmente può creare; rendendo possibile raggiungere ambiti cognitivi dispersi nel mondo di valenza strategica per lo sviluppo locale;
- come patrimonio di competenze in tutte le discipline insegnate nei corsi di laurea attivi nell’ateneo lucano;
- come capacità di creare opportunità e nuove forme di collaborazione nelle attività di ricerca e di alta formazione;
- come orientamento a servire le comunità locali e le istituzioni con i risultati dell’avanzamento delle conoscenze scientifiche.
Ancora, con riferimento al ruolo che l’Università della Basilicata sta giocando nelle dinamiche innovative e di crescita economica locali occorre in sintesi evidenziare alcune caratteristiche fondamentali dei processi innovativi:
- La conoscenza è il combustibile dell’innovazione.
- L’insieme dei beni cognitivi alla base delle dinamiche innovative possono essere ritrovati nelle università, oltre che negli istituti di ricerca e nelle imprese. Sviluppare e sostenere le dinamiche di crescita dell’università significa sostenere il bacino delle conoscenze alla base dello sviluppo delle innovazioni e del trasferimento tecnologico.
- Le economie moderne di successo sono costruite sulle abilità e sulle conoscenze dei propri individui.
- L’innovazione coinvolge la creazione, acquisizione e trasferimento di conoscenza. L’università sostiene tali dinamiche sviluppando il capitale umano e costruendo un’infrastruttura tangibile e virtuale di laboratori di ricerca a servizio del sistema istituzionale e produttivo locale.
In sintesi, un’Università - e la nostra in particolare sorta all'indomani del tragico sisma del 1980 - ben al di là dello strumento giuridico-formale che ne connota l'atto di nascita, si innerva e trae la sua linfa vitale dal patrimonio culturale e socio-economico nonché dalle tradizioni di civiltà conservate nelle pieghe più profonde della società regionale.
È anche per questo che noi sentiamo il peso della responsabilità di operare nella terra che ha dato i natali a uomini illustri come Orazio e Isabella Morra, Luigi Tansillo e Rocco Scotellaro, Leonardo Sinisgalli, Tommaso Stigliani e Mario Pagano, Giustino Fortunato, Francesco Saverio Nitti, Ettore Ciccotti.
La nostra Università fu voluta dal Parlamento nazionale con il compito di contribuire ad accelerare i processi di sviluppo di una regione segnata per un atavico destino, dalla marginalità e dalla dipendenza. Nella nostra pur giovane vita, pensiamo umilmente di aver svolto con decoro questo ruolo e di poterlo e doverlo svolgere ancor di più nelle mutate condizioni odierne.
L’Università della Basilicata, pensata per 5000 studenti ne vanta oggi quasi 10000. La comunità regionale ha accolto con entusiasmo il recente passaggio da quattro a otto facoltà, dislocate nei due capoluoghi di provincia, frutto di una progettualità autonoma che ha ottenuto le necessarie autorizzazioni dagli ultimi governi nazionali. L’amministrazione regionale ne sta sostenendo concretamente il processo di sviluppo, con una legge regionale che destina a tale scopo risorse economiche rivenienti dalle attività di estrazione del petrolio.
Signor Presidente, la carica che ricopro mi obbliga però a rivolgermi alla Sua autorità per trasmetterLe l'ansia dei lucani per il paventarsi di nuovi interventi normativi che potrebbero mettere in crisi questo processo fortemente voluto e condiviso dall’intera comunità locale.
Il timore è che in nome di una razionalizzazione invocata per esigenze di spesa e della necessità di porre rimedio a reali elementi di criticità del sistema universitario, ma anche a seguito di pregiudizi che nascono e si consolidano nei molteplici conflitti di parte che continuano a caratterizzare il nostro contesto politico e sociale, se non addirittura in ossequio ad esigenze di comunicazione politica, si operino troppo frettolosamente tagli generalizzati, finanziari e di corsi di studio, con totale disconoscimento delle differenze di contesto e di missione delle diverse realtà universitarie, con il risultato di cronicizzare anziché mitigare gli squilibri nord-sud del nostro Paese.
Dopo la recente emanazione del Decreto Ministeriale con il quale è stato ripartito alle università il Fondo di Finanziamento Ordinario 2009, che ha visto sottrarre ingenti risorse alle università meridionali a favore di quelle del centro nord, questo timore è fortemente sentito da tutti i Rettori delle 26 Università che svolgono il proprio compito istituzionale nel Sud, e cioè in quei territori che la Unione Europea definisce della convergenza o appena entrati nella competitività, che sono e vogliono essere ancora di più infrastrutture strategiche per la valorizzazione del capitale umano di questa area.
È anche a nome di Essi, Signor Presidente, che nell’avviarmi alle conclusioni, mi onoro di anticipare un passo di un documento che ci accingiamo a definire tra qualche giorno in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università del Molise.
Signor Presidente, non possono che essere respinti i recenti tentativi di delegittimare l’operato degli Atenei del Mezzogiorno sulla base di un’attribuzione di meriti presunti effettuata mediante processi di valutazione dalla dubbia metodologia e basati su criteri parziali. Tale sistema risulta viziato all’origine dalla mancata considerazione della «estrema varietà del comparto università e ricerca, nel quale convivono Atenei di diversa propensione e dimensione», in base alla quale risulterebbe «fuorviante cercare di ridurre tale diversità ad un tutto unico, giudicando invece essenziale rendere detto patrimonio una forza». Non solo i fatti contraddicono le dichiarazioni rese pubblicamente, ma anche precedenti provvedimenti normativi che attribuivano risorse agli Atenei in base ad una valutazione la cui finalità dichiarata era quella di «valorizzare le specifiche vocazioni scientifiche e disciplinari e le situazioni territoriali di ciascuna Università».
Le istituzioni universitarie che rappresentiamo, e tra esse quelle del Mezzogiorno, sono i laboratori per la crescita del capitale umano, e su questo vogliono essere valutate, da un sistema premiante, rigoroso, trasparente, condiviso e pubblicamente rendicontabile verso tutti i portatori di interesse, e che allo stesso tempo consideri le specificità disciplinari e i contesti territoriali in cui opera ciascuna Università. Non si tratta di negoziare condizioni di favore, bensì di includere nel processo di valutazione, quei fattori di contesto che non dipendono dalle scelte operate dagli organi di governo degli Atenei, proprio perché le virtù e i demeriti siano chiaramente imputabili alle scelte da essi operate.
Signor Presidente, nell’esprimerLe ancora con deferente ossequio il Benvenuto all’Università della Basilicata, concludo confidando nel Suo alto ruolo di garante dell’autonomia delle popolazioni e dell’unità del paese, per assicurare pari opportunità e un futuro a tutti i giovani, in qualunque regione essi vivano.
Prof. Mauro Fiorentino
