lunedì 27 luglio 2009

Grazie!

Cari studenti, colleghi e personale tutto,

La commozione di questo momento, non solo mia, ma dell’intera Università della Basilicata, rende difficile comunicare tutta la gratitudine che ho verso Voi tutti, indipendentemente dalle scelte operate.

Mi auguro vivamente che questa ritrovata unità, che aggiunge e aggrega nuove risorse agli organi di governo dell’Ateneo, possa costituire solida base per le imminenti sfide che siamo chiamati ad affrontare.

Con stima,

Mauro Fiorentino

sabato 25 luglio 2009

Comunicato congiunto Serio - Fiorentino

                                                                      Potenza, 24 Luglio 2009

 

Cari Studenti, Colleghi, Personale Tecnico Amministrativo

Il momento di particolare drammaticità che vive l’Ateneo, l’analisi del voto espresso nella prima tornata elettorale, e le continue riflessioni condotte insieme ai colleghi che non hanno fatto mancare il loro prezioso contributo di idee, ci hanno spinto ad ascoltare con il dovuto senso di responsabilità e di rispetto dell’istituzione le molteplici voci sincere che auspicano una composizione delle candidature affinché si possa giungere a governare il prossimo scorcio di mandato con una partecipazione ampia ed una piena condivisione dei valori, dei metodi e degli obiettivi. Ciò nella concreta consapevolezza delle difficoltà oggettive del contesto universitario nazionale e locale, chiarite ancor più dal positivo dibattito sviluppatosi nei giorni passati.

Utilissimo, al fine della nostra riflessione congiunta, è risultato anche l’incontro con le rappresentanze studentesche, tenutosi mercoledì.

Con questi obiettivi, e con la certezza di interpretare al meglio le sensibilità prevalenti nell’elettorato, il Prorettore, fedele al suo programma, ha voluto condividere la sua decisione di superamento di possibili radicalizzazioni delle posizioni, con il prof. Mauro Fiorentino prima, e, successivamente, con i Presidi delle Facoltà e con il già candidato Prof. Giovanni Carlo Di Renzo, ricevendone il pieno conforto.

Con la volontà di ricomporre ad ogni scala le risorse propositive che si esprimono tra le persone, le aree e le strutture dell’Ateneo, si è unanimemente convenuto, su proposta del Prorettore Carmine Serio, di sostenere un'unica candidatura nella figura Prof. Mauro Fiorentino in un quadro di chiara condivisione dei principali punti programmatici emersi nel dibattito elettorale e di concreta partecipazione collegiale di tutte le componenti al governo dell’Ateneo.

Il Prof. Mauro Fiorentino esprime il più vivo ringraziamento, non solo personale, al Prof. Carmine Serio, riconoscendone il ruolo assolutamente positivo svolto sempre e, in particolare, in questo momento ed assicura che, qualora eletto, la collegialità già richiamata sarà espressa in ogni momento decisionale e, in primis, sia nella piena condivisione della scelta del Prorettore, sia in un continuo confronto programmatico con i Presidi delle Facoltà.

Esprimendo vivo e sincero ringraziamento ai Presidi, al Prof. Giovanni Carlo Di Renzo e a tutti coloro che hanno contribuito alla maturazione della nostra decisione, invitiamo tutti a comprenderne lo spirito unitario e proponiamo l’unica candidatura del Prof. Mauro Fiorentino nella speranza che il corpo elettorale voglia accoglierla positivamente fin dalla prossima tornata di lunedì.


Carmine Serio

Mauro Fiorentino

lunedì 20 luglio 2009

Lettera agli elettori


Ai Docenti, al Personale Tecnico-Amministrativo, agli Studenti

20 luglio 2009

Cari colleghi e cari studenti, 

invio solo ora le linee programmatiche di sostegno alla mia candidatura, che avevo preparato in vista dell’assemblea elettorale di martedì scorso.

Sento, innanzitutto, il dovere di spiegare il ritardo.

La presentazione dei candidati e la discussione che ne è seguita nel corso dell’assemblea elettorale mi avevano fatto ritenere giusto offrire la mia piena disponibilità a cercare possibili convergenze su un’unica candidatura.

Fino a che è stato possibile ipotizzare che il dialogo e il confronto sui metodi e sui contenuti potessero  ridurre le distanze tra le posizioni da ciascuno affermate,  ho ritenuto inopportuno inoltrare alcunché.

Oggi, dopo il ritiro formale di una delle candidature e, soprattutto, dopo che alcune Facoltà e Dipartimenti hanno promosso incontri con i candidati, è divenuto doveroso e, ad un solo giorno dal voto, non più procrastinabile mettere a disposizione di tutti un documento propositivo da porre al servizio di una riflessione dei singoli e della collettività.

Un documento che, proprio alla luce del confronto limpido con la comunità accademica, è andato via via maturando, pur nella conferma delle linee fondanti già tracciate.

Mi sembra, tuttavia, necessario sottolineare che gli eventi  e gli incontri di questa settimana hanno chiarito quanto il confronto elettorale in corso sia, prima di tutto, un confronto sui valori e sui  metodi, come riportato in premessa nel mio programma.

Colgo l’occasione per ribadire la mia piena convinzione che l’unità di intenti, tanto auspicata dall’intera comunità dell’ateneo, è raggiungibile solo nel pieno rispetto della costante e difficile azione complessiva che si conduce quotidianamente nelle Facoltà e nei Dipartimenti, nelle cui strutture si costruiscono i processi “reali”, didattici e scientifici.

Con tale spirito, ho inteso il programma come un momento di comunicazione importante, finalizzato principalmente ad offrire una base di riflessione intorno alla quale costruire quel modello stabile ed unitario auspicato da tutti.

Cordialmente

Mauro Fiorentino

Programma per la candidatura alla carica di Rettore

Premessa

Il nostro Ateneo è costretto ad affrontare in un momento così critico per l’Università un cambio del suo governo.

Siamo costretti a farlo in tempi brevi, incalzati da un situazione in rapida evoluzione e che richiede pronte decisioni. Tuttavia i risultati conseguiti in questi anni, durante i quali un gruppo di colleghi ha contribuito con generosità, competenze, ed energie al servizio dell’Ateneo, lascia ben sperare e ci aiuta a credere che è possibile proseguire con un metodo di governo basato sulla partecipazione ampia, sull’impegno leale e disinteressato, sulla condivisione degli obiettivi e delle azioni da intraprendere. Insomma un metodo di governo in cui si decide e ci si impegna lealmente insieme.

In questa situazione presento la mia candidatura a Rettore del nostro Ateneo per il completamento del quadriennio 2006 – 2010.

La mia candidatura è una candidatura di valori e di metodo, che nasce dalla convinzione che oggi la nostra Università ha bisogno di elementi unificanti che, muovendo dalla condivisione dei valori fondanti, le consentano di trovare una forte identità, necessaria per conferirle una connotazione stabile nello scenario regionale, nazionale e, possibilmente, internazionale.

Essa rappresenta anche una scelta che ho compiuto, in un momento delicato e difficile per l’ateneo e per molti colleghi, con convinzione e responsabilità, consapevole del grande e imprescindibile valore dell’istituzione universitaria, che impone di affrontare anche i momenti straordinari senza far mancare all’ateneo il contributo di idee necessario per maturare l’importante scelta. Sono anche conscio della gravosità dell’impegno richiesto ma mi sento forte del sostegno dei tanti colleghi ed amici che hanno supportato la mia candidatura in un’assemblea di facoltà che ha condiviso molti dei valori sopra richiamati e, principalmente, lo spirito unitario con cui ho provato ad ispirarmi ad essi nel mio ruolo di preside. A tutti i colleghi ed amici rinnovo il ringraziamento per la fiducia dimostrata, e a tutti i colleghi, al personale tecnico amministrativo dell’Ateneo e agli studenti sento tuttavia il dovere di dire con chiarezza che, proprio per detti valori, considero la mia candidatura del tutto svincolata da logiche di appartenenza a facoltà, aree disciplinari, gruppi precostituiti. Pertanto, essa è ispirata esclusivamente a un’idea di Università centrata su indipendenza, progettualità, trasparenza e collegialità, valutazione e merito, competenza, rispetto del lavoro, equilibrio.

Lo stile di governo con cui eventualmente ricoprirò la carica di rettore sarà improntato a tale idea, nel rispetto di tutti gli organi, assicurando la massima valorizzazione del contributo e delle professionalità del personale tecnico-amministrativo, e la massima considerazione delle esigenze del corpo docente e del punto di vista degli studenti. Sebbene la limitatezza dello scorcio di mandato non lo consentirà in maniera sostanziale, riterrei indispensabile ampliare la partecipazione al governo dell’Ateneo, stimolando l’impegno di quanti abbiano l’entusiasmo e la generosità di voler contribuire con le loro energie e le loro competenze; mi riferisco in particolare ai giovani colleghi che potranno avere la piena responsabilità dello sviluppo futuro del nostro Ateneo.

In un quadro così complesso è impossibile governare attraverso le usuali mediazioni. E’ mia convinzione che il futuro rettore debba perseguire la costruzione di un nuovo slancio unitario, che sappia andare oltre le contrapposizioni precostituite e vincere il disagio, laddove presente, mettendo al primo posto il progetto, il merito, la valutazione e l’organizzazione.

La società lucana dimostra di considerare l’Università una risorsa: occorre saper sempre rispondere positivamente a questa attenzione e alle relative aspettative dell’opinione pubblica.

Ma prima di chiudere la premessa sento il dovere di dire che, qualora eletto, lavorerò fin da subito con grande impegno per continuare  a riportare serenità in tutto il personale dell’ateneo, battendomi con tutte le forze per il superamento di piccole e grandi tossine che si sono andate accumulando in troppi anni di lacerazioni e contenziosi, alcuni dei quali ancora pendenti.

Ebbene, ferma restando l’alta attenzione alle responsabilità legali che impegnano ogni cittadino, mi adopererò affinché nessuno possa sentir venir meno il conforto, se lecito, dell’amministrazione. D’altra parte, mi batterò con ogni forza per superare la cultura del sospetto per evitare la proliferazione di inutili contenziosi.

 

Lo scenario nazionale

L’Università di oggi è molto diversa da quella in cui abbiamo studiato e lavorato fino a pochi anni fa, e nel prossimo futuro lo sarà forse ancora di più. Se da un lato occorre prendere coscienza di questi profondi mutamenti e, soprattutto, essere capaci di introdurre gli adeguamenti e le innovazioni necessari a tutti i livelli, dall’altro non possiamo negare che questi mutamenti non sempre sono stati sinonimo di miglioramento. Oggi, a fronte di una disponibilità di strumenti notevolmente superiori rispetto al passato, un giovane con talento e passione per la ricerca, che intenda impegnarsi nell’Università, ha di fronte a sé, purtroppo, prospettive molto limitate.

Le Università italiane sono chiamate ad operare in una situazione di grande complessità, dovendo scontare uno stato di cronico sottofinanziamento, mentre la comparazione e la competizione a livello nazionale e internazionale sono sempre maggiori. Ciò ha comportato e comporta, anche e in particolare per il nostro Ateneo, varie criticità, da non drammatizzare, ma nemmeno da sottovalutare.

Lo scenario locale

La nostra è una piccola università che si è data un progetto per diventare un po’ più grande. Ha scelto, in continuità, direi, attraverso tutti i mandati rettorali passati, di allargare la sua offerta formativa sia in termini di facoltà e di corsi di studio,  sia in termini territoriali, con una forte presenza nei due capoluoghi provinciali. Sebbene ciò non sia avvenuto in ossequio ad un malcostume accademico, purtroppo abbastanza diffuso nel Paese, la scure ministeriale, che oggi si abbatte sull’università pubblica, brandendo la spada contro detto malcostume, mette in una condizione difficile anche il nostro ateneo.

Viviamo, tra l’altro, il paradosso che pur avendo avuto un concreto sostegno dalla Regione e dal Ministero (v. legge regionale per il sostegno dell’Università della Basilicata e l’importante finanziamento delle infrastrutture edilizie dei Campus di Matera e di Potenza) siamo oggi sollecitati da un combinato di norme nazionali a contrarre, se non addirittura ad interrompere, il processo di consolidamento che l’Ateneo ha da tempo avviato.

In una situazione in cui, per giunta, si ha la chiara sensazione che le risorse economiche regionali messe a disposizione dello sviluppo del nostro Ateneo potrebbero ancor più aumentare in un quadro di affidabile stabilità istituzionale.

Lo scenario locale è anche quello di un’università, meridionale sì, ma posta in una regione meridionale che da un lato non vive molte delle criticità sociali che assillano le altre, e dall’altro ha un grande patrimonio di risorse naturali e di vocazioni economico-ambientali che le conferiscono un significativo potenziale di sviluppo (inteso non solo come PIL ma anche come qualità della vita) di livello almeno europeo.

L’impegno recente

In questa situazione, nei tre anni passati, il vertice e  gli organi di governo dell’Ateneo si sono mossi molto bene con due azioni fondamentali e significative.

La prima azione, relativa all’attuazione della legge regionale sull’Università, imperniata sulla predisposizione del primo accordo di programma triennale, nell’ambito del quale si è ottenuto l’importante risultato di portare il finanziamento annuale da 3 a 5 milioni di euro, con l’impegno a portare l’intera somma ad appostarsi su spese fisse e continuative (stipendi), anche al di fuori del ben noto ‘90%,  in un quadro condiviso dal Ministero, qualora Regione e Università lo ritenessero opportuno.

Lo stesso accordo di programma ha previsto il recupero di tutte le somme non utilizzate per spese fisse, anche se inizialmente impegnate, per azioni coerenti con le altre misure previste dalla legge regionale. Gli effetti di queste risorse si sono già visti nelle predisposizioni dei bilanci finanziari recenti che, oltre ad essere stati chiusi senza particolare affanno, hanno consentito di destinare, ad esempio alla ricerca di interesse locale, somme ben più consistenti che nel passato.

Le stesse programmazioni per il reclutamento di nuova docenza e i relativi concorsi già banditi o proposti, non avrebbero potuto trovare ospitalità in un quadro diverso.

Onestamente, non oso nemmeno immaginare lo scenario di ateneo nel quale ci troveremmo se questi risultati non fossero stati ottenuti!

La seconda azione, voluta dal vertice  dell’Ateneo,  è relativa alla stipula dell’importante protocollo di intesa tra il MIUR, la Regione Basilicata e l’Unibas,  che prevede, in aggiunta e in coerenza con l’accordo di programma Regione Basilicata-Unibas, prioritariamente i seguenti settori di intervento:

a)         integrazione tra ricerca e sviluppo della società, dell'economia e del territorio lucani;

b)         interventi a favore degli studenti, potenziamento di servizi a supporto della didattica e della ricerca usufruibili da studenti e corpo docente dell’Università della Basilicata;

c)         sistema dell'apprendimento permanente della Regione Basilicata;

d)         consolidamento e internazionalizzazione dell’ateneo lucano.

Il protocollo d’intesa prevede espressamente che dovranno essere realizzati almeno due Istituti/Centri di ricerca di eccellenza,  in grado di essere attrattivi a livello internazionale. Le prime indicazioni sono: un Centro per l’innovazione nei campi dell’ambiente, delle arti e dell’archeologia con sede a Matera - anche per sviluppare sinergie con le iniziative già presenti sul territorio in riferimento sia alle culture urbane e rupestri e all’archeologia che alle vocazioni consolidate nel campo delle tecnologie spaziali e in quello agro-alimentare - e l’altro Centro che si occupi di Scienze della vita e di  tecnologie per la salute con sede a Potenza.

Lo stesso protocollo prevede inoltre, azioni per lo sviluppo dell'apprendimento permanente (Lifelong Learning), con particolare  riferimento alle persone adulte e che lavorano, con l’avvio di una serie di azioni che includono, tra l’altro,

-       la creazione di  un Sistema per l'Apprendimento PErmanente della REgione Basilicata (il cui acronimo è SAPERE),

-       lo sviluppo della formazione post-laurea, attraverso la creazione di un sistema di alte scuole, in ambiti specifici, mediante la piena utilizzazione del patrimonio di conoscenze e competenze di cui può avvalersi il sistema regionale,

-       la creazione di Centri per l'Apprendimento Permanente, 

-       la creazione di almeno un Polo di alta formazione permanente e di eccellenza.

È noto a tutti che anche il protocollo di intesa MIUR-Regione-Unibas sta per ricevere un finanziamento iniziale da parte del MIUR, come annunciato durante l’inaugurazione dell’attuale anno accademico dal sottosegretario On. Pizza, al quale si aggiungerà, come indicato dalla componente regionale nell’ultima seduta del comitato paritetico Regione-Unibas, una somma per la progettazione delle attività da sviluppare intorno a SAPERE.

Alla predisposizione delle intese con la Regione e con il MIUR ho offerto tutta la mia collaborazione, partecipando come componente, nominato dal Senato Accademico su proposta del Rettore, ai due relativi comitati di gestione. Questo è per me da un lato un piccolo motivo di orgoglio e dall’altro una tangibile dimostrazione di come in questi anni si sia lavorato sui temi fondanti ispirandosi a quei valori richiamati in premessa. 

Infatti, queste azioni erano già ben delineate in un passaggio del precedente programma rettorale che qui riporto:

“Con le attuali risorse, anche se, alla fine, arriveranno i promessi finanziamenti della Regione (3 milioni di euro in totale), non si va molto lontano, forse solo un po’ più in là del consolidamento. E’ chiaro, e l’ho proposto in epoca non sospetta, che dobbiamo favorire un accordo a tre fra l’USB, la Regione e il Ministero. Per ciò che mi consta, dovremo disporre di almeno 10 milioni di euro aggiuntivi sulle spese fisse. Ci si può riuscire se saremo in grado di proporre l’USB a livello nazionale come modello di piccola ma eccellente Università.”

Sento il dovere di rimarcare che risultati come questi si ottengono se e solo se l’azione di governo si ispira a quei valori di lealtà, assenza di pregiudizi, privilegio del bene comune, collegialità, autorevolezza istituzionale, etc., che hanno ispirato i miei compagni di viaggio in questi tre anni passati e che mi auguro ispirino, per il bene dell’Ateneo e della collettività che ne riceve i servizi, tutti noi nell’esercizio del voto.

A questo punto, se il prossimo rettore avesse davanti a sé, per operare, un tempo lungo dopo il voto, dovrei indicare una lunga serie di azioni da sviluppare nel medio periodo. Ma non è così. A riguardo, il nostro statuto è chiaro.

Mi limiterò pertanto a soffermarmi su una serie di impegni da realizzare nel breve periodo; impegni tra l’altro molto attesi dalla nostra comunità, che ha fin troppo ben presente che i prossimi mesi rappresentano un passaggio cruciale verso un assetto più stabile della nostra Università. Tra l’altro, mi sento di assumerli anche sulla base di un costante lavoro di verifica e di analisi sull’evoluzione del sistema universitario in generale e delle nostre problematiche interne in particolare, che ho svolto in tutti questi anni da preside.

Ho già detto in premessa che il futuro rettore dovrà perseguire la costruzione di un nuovo slancio unitario di Ateneo, ricercando  azioni e soluzioni ai problemi condivise da tutte le componenti dell’Università lucana.

Prima di passare agli impegni da assumere, vorrei pertanto rimarcare che ho avanzato la mia candidatura con l’idea ferma di aggregare e non di disgregare. Mi auguro, quindi, che ai compagni di viaggio di questi anni se ne aggiungano altri, con lo spirito di far diventare la nostra Università, una Grande Università, capace di condividere anche le scelte più difficili, di operare sempre sulla base di confronti trasparenti e leali, capace di consentire sempre “letture alte” del proprio operato e capace di dare tranquillità agli studenti e alla collettività che il loro sostegno è non solo apprezzato, ma sempre rispettato.

L’impegno a breve

Abbiamo sul tavolo, a brevissima scadenza, alcune importanti decisioni da assumere, che ruotano intorno alla necessità di trasformare, entro il prossimo anno accademico, l’intera offerta didattica secondo quanto previsto  dal DM 270/04, ma che non si limitano ad essa. Infatti, proprio per i vincoli che a questa trasformazione sono imposti e per l’opportunità che la stessa offre per un riordino complessivo, si impone oggi all’Ateneo di scegliere la strada maestra da perseguire nel prossimo futuro. Problemi come quelli della ricerca dell’assetto stabile sulle due sedi di Matera e di Potenza e del riordino dei dipartimenti, ad esempio, si sovrappongono a quello di decidere, vista l’obbligatorietà di contrarre l’offerta formativa, su quali corsi di studio puntare.

La complessità del problema è ancor più esaltata dal fatto che, come è chiaro a tutti, ad essere messo potenzialmente in crisi è il progetto di sviluppo dell’Ateneo che si avviato da  pochi anni, che vede la  conferma di un’offerta didattica consolidata e l’attivazione di nuovi corsi di studio e di nuove facoltà, pervenendo così ad un’offerta complessiva che la società lucana mostra di apprezzare.

Prima di operare qualunque scelta dobbiamo essere quindi in grado  di porre il governo nazionale di fronte alle sue responsabilità. Ma dobbiamo farlo prima di tutto con un forte esempio di responsabilità da parte nostra, cui tutti, docenti e personale tecnico-amministrativo, sono chiamati a concorrere. In questo, sono certo, la Regione ci sarà accanto, visto il sostegno che istituzionalmente già offre al nostro Ateneo.

D’altra parte la sensazione diffusa è che gran parte delle scelte recenti del governo nazionale, in essere o in itinere (senza voler con questo esprimere giudizi benevoli sulle ricadute sull’università pubblica), siano profondamente ispirate da vincoli finanziari.

Proprio per questo, e visto che ci sono anche segnali che potrebbero far sperare nella possibilità di ottenere “deroghe”, è importante concertare in tempi brevissimi una strategia di azioni condivise per affermare tutti gli elementi di specificità del nostro Ateneo.

Uno di questi segnali, ad esempio, è che nella bozza di decreto avente per oggetto gli “interventi per la razionalizzazione e qualificazione dell’offerta formativa, nella prospettiva dell’accreditamento dei corsi di studio”, la numerosità minima degli studenti necessaria per attivare un corso di studio è imposta “fatte salve alcune iniziative specifiche” per le quali la nota richiamata precisa quanto segue.

Si fa riferimento ai corsi di studio in ambiti disciplinari specifici, previsti per l’Università di Napoli l’Orientale e per l’Università di Napoli “Parthenope” e derivanti, rispettivamente, dall’Istituto Orientale di Napoli e dall’Istituto Navale di Napoli e per i corsi di studio aventi analoghi particolari caratteri di specificità, che saranno definiti con successivo decreto, sentito il Consiglio universitario nazionale. Saranno altresì fatti salvi i corsi di studio con programmazione a livello nazionale degli accessi ai sensi dell’art. 1 della legge 2 agosto 1999, n. 264.

Ora, con tutto il rispetto per le università della mia terra di origine, mi sembra evidente che qualunque governo non possa non comprendere le analoghe specifiche esigenze della Regione Basilicata, che ha un’unica Università, tra l’altro di buon livello, e che non può rinunciare a formare sul proprio territorio, ad esempio, gli insegnanti di discipline fondamentali nelle scuole di vario grado, o può non capire perché, fornendo risorse naturali ed energetiche all’intero Paese, non debba vedersi riconosciuto il diritto di avere, tra l’altro con il proprio significativo sostegno finanziario, un’Università di qualità intorno alla quale sviluppare le proprie azioni più virtuose.

 Qualora fossi eletto, produrrei fin da subito ogni sforzo, insieme agli altri organi di governo dell’Unibas,  per portare il Governo nazionale su queste posizioni.

È ovvio che permane il dovere di stringere fin da subito sulla ricerca delle soluzioni possibili anche nel caso di sordità istituzionale. In questo caso, lo dico chiaramente e con forza, la soluzione non può scaturire da alcuna mediazione accademica, ma solo dall’esaltazione del ruolo responsabile dei professori e degli organi universitari, a valle della precisazione di un chiaro percorso decisionale. Questo percorso può anche prevedere regole scritte, se idonee a porre ordine virtuoso nel disordine della complessità (es. regolamenti per i corsi interfacoltà), ma non può prescindere dalla consapevolezza che i principi ispiratori devono essere la responsabilità sociale e la dignità culturale, in nome delle quali richiamare la solidarietà accademica.

È ora evidente che la complessità del problema e la fluidità delle condizioni al contorno ci impongono, da un lato, di condividere un metodo di lavoro e dall’altro di far funzionare con il massimo livello di coesione possibile tutti gli organi di Ateneo verso il perseguimento di un obiettivo importante.

A tal fine, mi sento quindi di impegnarmi sulle seguenti azioni a 60 e 300 giorni

Azioni a 60 giorni:

1.    Nomina direttore amministrativo

 

La sensazione diffusa è che si sia appena operata una scelta di qualità; se ricorreranno le condizioni, mi augurerei di poter continuare con l’attuale assetto amministrativo.

 

2.    Nomine accademiche (Prorettore, Componente Comitato Paritetico Regione-Unibas, Componente Comitato di Gestione Protocollo di Intesa MIUR-Regione-Unibas)

 

Sono tutte urgenti per conferire piena autorevolezza agli organi di governo e alle commissioni di interlocuzione con Regione e Ministero.

 

3.    Conferenza Istituzionale

 

Primo passo, immediato, per lavorare al riconoscimento delle specificità del sistema universitario lucano, di cui si è già detto nel discutere le criticità relative alla trasformazione dei corsi ai sensi del DM 270/04, sarà quello di convocare una conferenza istituzionale sul problema, a cui invitare esponenti al massimo livello  di responsabilità del governo nazionale, delle istituzioni  locali Regione, Province e Comuni capoluogo) e dell’Università.

 

4.    Proposta di riorganizzazione dei corsi di studio ai sensi del DM 270/2004.

 

Come già detto, questo è sicuramente l’impegno più difficile, in previsione del quale si sono generate e  sviluppate in ateneo tensioni più o meno evidenti. Da più parti si ha anche la sensazione che il Senato Accademico arrivi tardi all’appuntamento, mentre altri ritengono che questo ritardo risieda più nelle facoltà.

Io credo che siano vere tutte e due le cose, ma che ciò sia essenzialmente dovuto alle difficoltà reali già delineate.

La soluzione, come detto sopra, sta nel combinato congiunto del lavoro del Senato Accademico e dell’azione politico-istituzionale già enunciata.

A tal fine il senato accademico si è già data una commissione formata dai presidi e dai presidenti dei comitati ordinatori. Nel dibattito attuale e dal contributo di idee di tutti potrebbero nascere idee migliori per l’istruzione del problema. Ritengo però importante che in questa fase l’Ateneo ponga i suoi uffici amministrativi a disposizione per il sostegno costante all’impegno straordinario richiesto.

Poiché tra le strade più probabili che devono essere esplorate in questa fase vi è quella del ricorso ai corsi interfacoltà e interateneo, è necessario predisporre regolamenti ad hoc che tendano da un lato ad incentivarne gli effetti virtuosi e dall’altro a dare tranquillità accademica ai docenti e alle strutture didattiche  che li propongono. Il mio punto di vista su questa strategia è che essa risulta vincente se al centro del problema si pone primariamente il bene degli studenti, con obiettivi formativi e occupazionali molto chiari e realistici. Il regolamento che abbiamo predisposto, come Facoltà di Scienze MM.FF.NN. e Ingegneria, per il corso di laurea magistrale interfacoltà in Ingegneria dell’Informazione, può rappresentare una buona base di partenza per la discussione finalizzata ad ottenere un regolamento “minimo” di ateneo.

 

5.    Continuità di governo

 

Il prossimo rettore va alla guida di un’auto in movimento. Non è mia intenzione di fermare alcuna delle azioni già intraprese.

 

Comincio da quelle politiche che sono state più al centro del dibattito nell’ultimo periodo.

1) Il codice etico: la commissione di Senato ha elaborato una proposta finale che sarà portata in approvazione alla prima seduta utile.

2) La revisione dei dipartimenti: il dibattito stimolato dal Senato Accademico, che sperava in una cosiddetta proposta spontanea, non ha ancora fatto emergere un quadro chiaro e condiviso per l’innovazione dell’attuale assetto. Tra le prime azioni vi sarà quella di stabilire una strategia di azione, in una sinergia attiva con i direttori di dipartimento. La mia idea personale è che sia necessario un maggiore protagonismo degli attuali dipartimenti nell’elaborazione della proposta. È da aggiungere, però, che, come richiamato in un passaggio precedente, mi sembra impossibile, a meno di alcuni casi particolari, tenere disgiunto questo problema dal riordino dei corsi di studio sulle due sedi di Matera e di Potenza. La questione sarà riproposta al Senato nella prima seduta utile.

3) Le modifiche di statuto: finito il giro dei pareri, la discussione sarà riportata in Senato.

 

Vi sono però altre questioni sulle quali mi sento di dover assicurare continuità.

 

Alcune di interesse preminente di una parte, tra le quali citerei ad esempio l’impegno per pervenire nei tempi più rapidi possibili al trasferimento previsto delle biblioteche e dei dipartimenti che ancora devono farlo e all’allestimento dei relativi laboratori.

 

Altre, forse più attese in quanto di interesse generale, quale ad esempio l’impegno a sostenere nella stessa misura consistente, alla quale ci siamo di recente abituati, la ricerca scientifica di interesse locale. Un segnale tangibile e immediato può essere quello di dare subito corso all’erogazione di una prima tranche secondo modalità da fissare in Senato.

 

Azioni a 300 giorni:

Nei 300 giorni vi sono di fatto sia la scadenza imposta per il riordino dei corsi di studio ai sensi del DM 270/04 sia la predisposizione del bilancio di previsione del prossimo esercizio finanziario, che deve concretizzare le scelte politiche per il prossimo anno.

Sulla prima questione mi sono già espresso nel prospettare gli impegni da realizzare nei primi 60 giorni. La seconda questione la considero un termine di riferimento utile per una serie di iniziative importanti e improcrastinabili.

 

1.    Progetto MATERA

 

La questione procede senza dubbio di pari passo con il riordino dei corsi di studio, ma sebbene con esso si intrecci per alcuni aspetti, questa è certamente molto più antica. Infatti, nonostante l’impegno dei vari rettori che si sono susseguiti e nonostante i significativi risultati che si sono anche ottenuti sulla via della progressiva affermazione della sede materana come vera sede universitaria, si è ancora troppo distanti da una accettabile soluzione del problema. Oltre agli evidenti problemi attuali di sottodimensionamento strutturale e amministrativo, rispetto al quale non si può più derogare il necessario intervento correttivo, manca ancora la condivisione del progetto complessivo, non solo didattico, ma anche relativo ad esempio ai servizi agli studenti, e, principalmente la quantificazione dei costi da affrontare a regime in termini di personale tecnico-amministrativo.

A mio parere, a fronte di un costante lavoro condotto finora dai delegati rettorali che si sono succeduti e dell’impegno del CASD e del personale tutto, è mancata una sensibilità collettiva di ateneo, necessaria per impegnare le risorse adeguate ad affrontare il problema.

 

Mi impegnerò da subito, insieme ad altri colleghi disponibili, a predisporre nei tempi più brevi possibili, ma comunque in tempo utile per il prossimo bilancio di previsione, un progetto strategico sul quale chiamare gli organi di governo ad esprimersi per conferire risorse.

 

Sono certo che il CASD e la Direzione Amministrativa non faranno mancare il loro fondamentale contributo per il perseguimento di questo obiettivo.

 

2.    Ricerca

 

L’ho già detto, ma vista anche la sensibilità diffusa sul problema mi sembra utile ripeterlo, mi impegnerò per sostenere la ricerca di interesse locale con un impegno finanziario almeno pari a quello raggiunto oggi.

 

In via più generale, poi, come convinto sostenitore di una buona politica della valutazione, sosterrò la concretizzazione del progetto già intrapreso per allestire entro l’anno l’anagrafe della ricerca e mi adopererò affinché si possa pervenire, seguendo l’esempio del Politecnico di Torino, a distribuire fondi per spese fisse e continuative anche sulla base del merito scientifico.

 

3.    Rielaborazione e possibile rivalutazione progetto Regione-Unibas

 

Qualora eletto, impegnerei da subito i nostri componenti del comitato paritetico nominato ai sensi della legge regionale di sostegno all’Università della Basilicata, ad un lavoro di costante monitoraggio dell’attuazione del programma triennale e ad una rielaborazione progettuale, da condurre in affiancamento alle scelte programmatiche del Senato, mirante anche alla stabilizzazione e ad un’auspicabile riqualificazione del finanziamento regionale.

 

4.    Criteri per la ripartizione delle risorse e “governance”

 

Non sono certo che sia un problema da “300 giorni”, però ne parlo perché lo ritengo comunque improcrastinabile.

 

Negli ultimi anni (certamente più di 3) la distribuzione delle risorse per la ricerca e la didattica (anche i cosiddetti budget) è andata sempre più accentrandosi verso il Senato Accademico con una progressiva perdita di protagonismo, talvolta piena, da parte dei dipartimenti e delle facoltà. Questa è certamente un’anomalia della nostra università nell’intero scenario nazionale che, se ha trovato parziale giustificazione nell’attraversamento di un momento economico difficile, risalente a qualche anno fa, è più difficile che la ritrovi adesso.

 

Indipendentemente dai problemi di “governance” ai quali gli stessi argomenti potrebbero essere ricondotti, credo che sia essenziale promuovere una commissione autorevole che sappia istruire rapidamente una proposta che possa restituire protagonismo alle strutture di ateneo, da discutere con il corpo accademico, e approvare in Senato.

 

La stessa commissione potrebbe “seguire” la discussione nazionale sui problemi di governance aiutandoci a predisporre tempestivamente ogni misura necessaria.

 

5.    Progettazione Centri di Ricerca di cui al protocollo MIUR- RB-Unibas, e SAPERE

 

Come detto sopra, il protocollo di intesa MIUR-Regione-Unibas sta per avere i primi finanziamenti ministeriali e regionali, aggiuntivi rispetto a quanto previsto dalla legge regionale.

 

Dobbiamo cogliere l’occasione ed essere pronti a dare risposte di qualità.

 

Se eletto, riprenderò il lavoro istruttorio avviato dal precedente rettore e chiederò al collega che siederà con me nel comitato di gestione del protocollo trilaterale di avviare il progetto sia dei due centri di ricerca di interesse internazionale di cui si è già detto e sia delle attività da costruire intorno a SAPERE (Centri di Apprendimento Permanente, Polo per l’alta formazione di eccellenza).

 

6.    Valorizzazione risorse umane

 

Se eletto, chiederò al Direttore Amministrativo di lavorare alacremente, nei limiti del suo mandato e nell’ampiezza della sua autonomia, nonché nell’ossequio di ogni norma prevista dalla legislazione inerente il lavoro dipendente, alla predisposizione di un piano organico per l’organizzazione delle nostra macchina amministrativa e per la valorizzazione del personale tecnico-amministrativo. È infatti evidente la cronicità del disagio vissuto da una parte del personale e la conseguente ricaduta drammatica che esso ha sulla vita complessiva nel nostro Ateneo.

 

Non v’è tempo da perdere.

 

Chiederei, qualora il Direttore Amministrativo lo ritenesse necessario, ad una serie di altri colleghi di fungere da tramite operativo con i direttori di dipartimento e delle strutture in genere, per fornirgli ogni conforto di conoscenza sulle problematiche interne e ogni altro sostegno necessario.

 

7.    Internazionalizzazione

 

Su questo tema siamo indietro nel confronto con gli altri atenei.

 

È necessario ripartire da una posizione forte, con risorse sufficienti dedicate per sviluppare progettualità e creare reti.

 

8.    Servizi agli studenti e ai docenti

 

In questi anni si è fatto un buon lavoro nell’avviare una serie di strutture per l’erogazione di servizi, che definirei, non tradizionali, quali quelli per l’orientamento e la valorizzazione dei prodotti della ricerca e dei rapporti con le imprese. Sto parlando del CAOS e del Liaison Office, entrambe strutture, più consolidata la prima, più giovane la seconda, che hanno vissuto finora grazie a finanziamenti esterni conquistati con una buona progettualità. Per entrambe queste strutture si richiede una rapida riflessione su come garantire la stabilizzazione dei servizi offerti.

 

E più in là?

 

Ci sarà da lavorare al progetto per il successivo quadriennio, che costruiremo insieme a partire dai valori richiamati in premessa.

Mi piacerebbe comunque un confronto serrato intorno ad una serie di idee messe a disposizione dall’intera comunità.

Io provo qui ad enunciarne alcune, ma poi mi fermo … per non andare fuori tema.

-    In questa nuova situazione dell'Università, il ruolo di Unibas potrebbe essere rivisto come università con un forte sostegno regionale, per svolgere un ruolo sia rispetto alla realtà locale che internazionale. L’Unibas, proiettandosi anche verso i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, può divenire un polo di attrazione di giovani energie verso una regione che inesorabilmente va spopolandosi e invecchiando.

-    Occorre cogliere il fatto che le condizioni per Unibas sono più favorevoli di università in altre regioni del sud grazie al rapporto con la regione e gli enti locali.

-    Abbiamo ancora più bisogno di un tempo di collaborazione con università del Sud, del centro e del Nord, anche nella prospettiva degli Atenei federati

-    Dobbiamo essere attrattivi su 2-3 temi di ricerca e di formazione a livello internazionale, essere attrattivi e riconoscibili. Inoltre, l’Unibas deve sensibilizzare il governo regionale sulla necessità di mettere in campo e realizzare azioni tangibili di attrazione di sostegno per i giovani iscritti (come per es., incentivi alla residenzialità, prestiti d’onore, strutture sportive, iniziative culturali, ecc.).

-    Per questo nuovo progetto di sviluppo abbiamo bisogno di un metodo unitario, di un governo unitario di Ateneo che sviluppi Unibas come università pubblica e legata ancor di più da un lato alla dimensione territoriale e, dall'altro alla dimensione globale/internazionale, diventando autorevoli in settori legati alla nostre realtà territoriali.

-    Nello scenario dell’università che cambia, gli utenti di Unibas non solo sono i giovani ma tutti i cittadini che hanno bisogno di formazione superiore. In una rete accademica forte, non necessariamente limitata all’ambito nazionale, ben sostenuta dagli enti locali, ha più senso costruire servizi per il lifelong learning ed è più credibile che i prodotti offerti scaturiscano da una ricerca di base e finalizzata di elevata qualità.

 

martedì 14 luglio 2009

Su alcune mie sensibilità accademiche

Era sul finire dell’anno scorso quando, sollecitato da un articolo a stampa che mi sembrava strumentalmente critico nei confronti della facoltà di ingegneria che presiedo, ebbi modo di soffermarmi sui risultati ottenuti e di commentare alcuni argomenti inerenti l’attuale “questione universitaria”. Quel mio articolo, apparso sul Quotidiano della Basilicata il 5 dicembre u.s., può essere preso a riferimento per cogliere le mie “sensibilità” accademiche, che ho sviluppato negli anni principalmente come ricercatore ma anche attraverso i vari impegni direttivi che assumo da più di dieci anni su scala locale e nazionale. Vorrei qui richiamarne pochi passi - e commentarli sinteticamente - perché mi sembrano di inquadramento generale del problema. Spero, inoltre, che, avendo scritto l’articolo lontano da un momento elettorale, questi passaggi possano essere interpretati come non strumentali.

Passo 1: “Intervengo con spirito positivo, rifuggendo cioè da inutili polemiche e cogliendo spunto dalle critiche mosse, anche se queste sono talvolta basate su elementi di conoscenza parziali e incerti, per intervenire nell’ampio dibattito che si sta sviluppando in questo periodo intorno alle questioni dell’università. Dibattito promosso, o spesso cavalcato, all’interno della potente campagna mediatica scatenata contro l’università italiana, basata su un’abile sovrapposizione tra reali elementi di criticità del sistema universitario, tra l’altro quasi sempre simili a quelli dell’intero apparato pubblico italiano, e pregiudizi che nascono e si consolidano, col pericolo di cristallizzarsi e incancrenirsi, in quel campo oggi tanto affollato dello scontro di parte (politico, sociale, religioso, regionale, etc.) irresponsabilmente amato da chi ha una visione appena bicromatica del mondo e coltiva forse la speranza, nemmeno tanto segreta, di semplificarne ulteriormente l’aspetto.”

Sintesi: No alle polemiche strumentali. No ai pregiudizi. No alle valutazioni sommarie. No all’asservimento ai poteri forti del momento. No ai tentativi di annientamento dell’interlocutore. No all’incapacità di inquadrare i problemi nella giusta complessità!

Passo 2: “D'altra parte, se mi sono convinto ad intervenire, distogliendomi forse colpevolmente dalle funzioni che mi sono istituzionalmente demandate, è proprio perché penso che  questo gioco perverso, che, per dirla con Kundera, sembra veder tutti lottare per l'annientamento di tutti, dovrebbe almeno lasciar fuori da strumentalizzazioni l'università. Essa, infatti, essendo un bene realmente comune, non ha colore politico di parte e non dovrebbe mai essere connotata né con il colore delle maggioranze di governo né con quello di nessuna delle minoranze del Paese. Essa, inoltre, non assume nemmeno mai i toni cromatici di chi la governa (direttori di dipartimento, presidi di facoltà, rettori) che, bianchi o neri, terroni o nordici, cristiani o induisti, economisti o letterati, non hanno e non avranno mai alcuna possibilità, in un contesto democratico, di condizionare la didattica e la ricerca dei professori e dei ricercatori che operano nell'unico regime che le università di un paese libero e moderno possono conoscere, quello dell'autonomia intellettuale. Ovviamente, ciò responsabilizza ancor di più l'istituzione universitaria, che, nella sua autonomia costituzionale, deve sempre puntare ai più alti obiettivi di qualità ed efficienza con riferimento al compito che le è demandato di innovare e diffondere i saperi.

Sintesi e parole chiave: Sì al confronto leale. Valore assoluto dell’Università come bene pubblico. Valore etico della responsabilità di funzione. Laicità e indipendenza. Predominio dell’autonomia intellettuale. Imprescindibilità della filiera ricerca-didattica-ricadute sociali!

Per completare l’elenco delle parole chiave che possono esemplificare la mia visione sulle questioni universitarie e su come queste possono essere inquadrate nella più complessa sfera socio-culturale, vorrei anche richiamare un mio intervento ancor più lontano nel tempo: le conclusioni della prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2006-2007.

Conclusione 1: “La prima cosa che mi viene da porre in risalto è che una lezione come questa potrebbe essere svolta, seppur con sensibilità e linguaggi diversi, in numerosissimi corsi delle più svariate discipline, dalle scienze fisico-matematiche a quelle umanistiche, dai campi dell’ingegneria a quelli delle scienze naturali e della vita, in una scuola di economia, come in una di arte e così via.”

Sintesi e parole chiave: Fiducia nel valore universale del pensiero scientifico. Ricerca costante (direi testarda) di insegnamenti generali dall’approfondimento di argomenti di studio particolari.

Conclusione 2: “La seconda, alla prima in qualche modo consequenziale, è che, in ambito accademico, andrebbe forse cercato un sistema alternativo a quello dei settori scientifico disciplinari che, da buon italiani sempre bravi a creare ambiti di azione protetti, ci siamo dati per regolare le nostre le carriere accademiche. Infatti, questa anomalia, oltre a rappresentare, forse, il limite più grande ad un reclutamento rispettoso delle vere esigenze di alta qualità scientifica del sistema universitario, rappresenta certamente una forte barriera alla condivisione dei saperi.”

Sintesi e parole chiave: No alle barriere culturali. No ai protezionismi accademici. Sì alla valutazione e alla valorizzazione della qualità scientifica. Sì alla condivisione dei saperi.

Conclusione 3: “La terza, la più difficile da rappresentare, è che mi spaventa un po’ l’idea per cui se le teorie qui espresse dovessero avere valore più generale, allora il mondo complesso che stiamo creando, in cui la semplicità delle comunicazioni tende a far crescere esponenzialmente i nodi e le connessioni di un’unica rete globale, può diventare sempre più difficile da governare, nel senso che l’evoluzione di un mondo tanto globalizzato può dipendere più dalle leggi del caso che non dalle energie profuse per l’indirizzo e il controllo delle attività che in esso si svolgono. Ciò sarebbe tra l’altro vero anche per le scale sociali locali, che tendono a riprodurre, come un ologramma, le caratteristiche del mondo globale.”

Sintesi: ahimè, possiamo poco: dobbiamo avere la coscienza che gran parte del grosso impegno personale nelle azioni di governo deve essere indirizzato a contrastare le azioni di un sistema caotico esterno non governabile. Sintesi 2: L’azione di governo di due persone raddoppia le energie a disposizione del sistema, di tre le triplica, di un folto gruppo coeso le moltiplica e forse le rende sufficienti per conseguire risultati accettabili.

Conclusione 4: “La quarta, forse non sconnessa dalla precedente, è che in questo mondo sempre più complesso, in cui le relazioni e le interconnessioni del sistema sociale ed economico si sono spaventosamente moltiplicate rispetto a pochi decenni or sono, non si capisce come sia possibile che il paese Italia riconosca di fatto, come sistema formativo più elevato, la “semplice” laurea (seppur specialistica o magistrale), non accorgendosi (o temendo di accorgersi?) che una serie di funzioni di indirizzo e di gestione della pubblica amministrazione e del sistema produttivo privato richiedono oggi una capacità di analisi complessa, che solo il dottorato di ricerca può assicurare. È forse giunto il momento, cioè, di identificare ampi ambiti di attività, ovviamente non solo universitari, da riservare, per norma o di fatto, ai dottori di ricerca, evocando una parte di quel coraggio che i nostri padri ebbero quando decisero di affidare ai laureati il coordinamento di una società più complessa della precedente ma molto più semplice di quella attuale.  Ne beneficerebbe, tra l’altro, anche il sistema della ricerca, che potrebbe così avvalersi del contributo fondamentale di un numero significativamente maggiore di dottorandi.”

Sintesi (secca): sì al sostegno dei dottorati di ricerca. No a percorsi formativi monchi (3 senza 2).

Luglio 2009